Benn e il nichilismodi
Massimo Piermarini
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"Scopro
alla fine che da cinquecento anni tutti i grandi spiriti della razza bianca
hanno riconosciuto come autentico compito interiore quello di combattere e
mascherare il proprio nichilismo.
Durer, Goethe, Beethoven, Balzac, tutti !"
(da : Lettera
a Oelze, 1937)
"Un
nichilismo che si era nutrito alle sfere più diverse: a quella religiosa in
Durer, a quella morale in Tolstoj, a quella conoscitiva in Kant, a tutto l'umano
in Goethe, al sociale in Balzac.
Ma era l'elemento di fondo di tutti i loro lavori. Con
infinita prudenza viene continuamente dissimulato, tutti gli si avvicinano con
domande di natura equivoca, con giri di frase di tipo quanto mai cauto e
ambiguo, ad ogni pagina, in ogni capitolo, in ogni figura. Neanche per un
momento sono in dubbio circa l'essenza della loro interiore sostanza creativa.
E'l 'abissale, il vuoto, il freddo, l'inumano."
(da : L'arte
in Europa (Arte e terzo Reich)
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Avanziamo una
prima, sintetica, osservazione:
L'abisso,
in senza-fondo, è la scena del nichilismo. Lo stato d'animo relativo è
"il vuoto", "il freddo", la conseguenza è la fine delle
illusioni sull'umanesimo e il progresso, i valori fondamentali e la verità che
Il nichilista
vive sull'abisso, cammina sul ciglio del baratro e coltiva soltanto l'arte, la
forma, che si oppone all'informe e mostruoso vuoto dell'abisso, la esprime.
E' il compito
di Nietzsche: non insegnare, non assolvere compiti positivi ma esprimere:
Non essere
"positivi", non mirare al risultato o al "meglio", lasciarsi
andare, sapersi immergere, indurirsi, essere severi con se stessi, scegliere la
solitudine e forzare il proprio Io per sfuggire all'impostura: queste le virtù
nietzscheane di Benn, presenti nei suoi saggi come nelle poesie.
Essere
"carichi di essere", sopportando la contiguità orizzontale delle
cose. Sopportare (echi stoicheggianti) che il nulla sia e sia l'unica possibilità.
"[...] cantare - cioè formare frasi, trovare espressione, essere artista, compiere freddo lavoro solitario, non rivolgerti a nessuno, non apostrofare una comunità; davanti a tutti gli abissi solamente sondare le pareti per cogliere la loro eco, il loro suono, la loro voce, le modulazioni del loro canto"
(da :
Arte in
Europa, cit.)
Certo il Nichilismo (da Gorgia in poi, si potrebbe dire) è negazione, cioè negazione della Natura e negazione della Storia.
Entrambe
queste negazioni si sono consumate già
all'inizio del Novecento: Le due guerre e le altri (piccole ma innumerevoli)
hanno fatto il resto, ripulito dai residui, dai liquami del progressismo e della
“fede nei valori” dell'occidente.
"Il
nichilismo come negazione della storia, della realtà, dell'accettazione della
vita è una grande qualità" (G.
Benn, Sul tema storia)
La "realtà"
è una costruzione culturale, un abito che ci hanno messo addosso senza che noi
lo avessimo chiesto e che muta il nostro aspetto, il nostro personaggio, riforma
il nostro Io, senza il nostro consenso.
La "realtà"
considerata come un termine di massiccia oggettività cui adeguarsi è una
metafora dell'addomesticamento con il quale abbiamo tradito l'amore,
spacciandolo per esso.
Infine la
realtà imprigiona, sottrarsi ad essa è ampliare gli spazi, potenziare la
prospettiva, tentare l'azzardo.
Il nichilismo
è ricusazione del reale, rigetto del suo statuto ontologico, della sua
massiccia e, insieme, opaca vigenza.
Apparentemente
e almeno in prima battuta, il nichilismo è una sconfitta dell'Io, un'erranza.
Ma in realtà
questa "diminuzione dell'Io" che sacrifica la realtà e con essa tanta
parte dell'esperienza è un inizio felice.
"Il
nichilismo è una realtà interiore, cioè una volontà di mettersi in cammino
nella direzione dell'interpretazione estetica; in esso finisce il risultato e la
possibilità della storia. In questa direzione punta quella frase di 'Illusioni
perdute' : "Una parola pesa più
di una vittoria" (Sul tema storia, cit.)
Come
"realtà interiore" il nichilismo è una religione del nulla che apre
la strada all'espressione del caos.
L'uomo
"moderno", adattato, non è nichilista ("Un uomo moderno non
pensa da nichilista; egli mette ordine nei propri pensieri e si procura una base
per la propria esistenza" (Nichilista
o positivo? in Marginalia).
E ancora: "Il posto dell'uomo di oggi è in un appartamento ai piani alti, e il riscaldamento a nafta occupa i suoi pensieri più di qualsiasi senso della sfinge" (Bilancio delle prospettive)
L'artista è
l'unico a liberarsi del concetto demoniaco della "realtà"
Dare
espressione alla contiguità orizzontale delle cose significa rifiutare la
risciacquatura indegna del nostro sguardo, non farsi illusioni e coltivare il
principio legittimo dell'anima che ha nome pessimismo (che non è per nulla
sinonimo di rassegnazione, pur se rinuncia a farsi codice eroico e passione
consumata alla ricerca di "sciocchezze umanitarie, sociali o
pacifiste".
Si tratta
dunque di combattere questa realtà, "piegarla sempre per ridurla a un
corteo di maschere, a un getto di forme: un gioco del delirio, senza senso, e la
fine in agguato tutt'intorno" (Discorso funebre per Klabund)
Mostrate
quanto è pieno di nulla questo mondo e come, dietro la superficie, si annodi la
sua struttura di morte, il suo vuoto abissale.
In tal senso
l'artista sfugge alla compromissione con la "realtà" e tenta la via
di fuga del gioco:
[...] la realtà
e il progresso, la causalità e la storia, tutto non è che massa, non è che
argilla in cui giocando l'anima cerca gli dèi" (scritto cit.)
La tentazione
elitaria è il rovescio della scoperta del marchingegno di falsità della storia
e delle sue serialità obbligate, delle sue connessure coatte, non altro.
Creatori, i
poeti, giocano con la massa argillosa in cerca di dèi.
La
"morale" dell'artista-nichilista sarà la seguente:
"Soltanto
l'attimo vale, soltanto lo stato d'animo conta, soltanto l'impressione ha
ragione, soltanto il tragico ha durata".