| Testi di Gottfried Benn | Torna al sommario |
Nel 1912 esce la raccolta Morgue,
un’esile raccolta di versi che indagava la miseria umana. Egli cercava
l’ignobile, il sublime in basso, a condizione di essere sublime e raro per
virtù di un generoso lavoro artistico, al contrario della passività predicata
dal naturalismo trent’anni prima.
George, Hofmannsthal e Rilke non erano passati invano sulla scena della
letteratura tedesca e Benn (avviato a prenderne la successione ideale) aveva
bene appreso la loro lezione.
Giaceva sul cuscino insanguinato
la
bionda nuca di una donna bianca.
Sulla sua chioma infuriava il sole
e la leccava sulle chiare cosce,
s’inginocchiava sui seni un po’ scuri
non deformati da vizio e da prole.
Un negro a lei vicino : per il calcio
di un cavallo gli occhi e la fronte spappolati. Del
piede sinistro
suo sudicio due dita gl’infilava
nell’orecchio di lei piccolo e bianco.
Come una sposa ella però dormiva :
felice all’orlo del suo primo amore,
come all’inizio di molte ascensioni
del sangue caldo e giovane.
Finchè
s’immerse nella gola bianca il bisturi
ed un panno purpureo di sangue
le si gettò sulle anche.
Non meno ripugnante per la materia scelta la Sala delle partorienti, per il realismo a oltranza e la lingua
andante tesa a esprimere un sentimento radicalmente pessimistico del mondo,
decisamente opposto al generico ottimismo umanistico, umanitario e progressista :
Sala delle partorienti Le più povere donne di Berlino -
tredici figli in una stanza e mezzo,
reiette, carcerate, prostitute - il loro
corpo divincolano e gemono. Luogo non c’è dove si gridi tanto. Luogo non c’è dove dolore e pena
vengan sì poco come qui curati, appunto
perché qui sempre si grida. “Ma pigi, la mia donna ! Lei capisce. Lei non è qui per Suo divertimento. Non è il caso d’andare per le lunghe. Nel pigiare vien fuori anche la merda ! Lei non si trova qui per riposare. Non vien da sé. Deve pur far qualcosa !” Infin vien : piccino e azzurrognolo. E lo ungono orina ed escrementi. Dagli altri letti con lacrime e sangue s’inalza un gemito come saluto. Da due occhi soltanto irrompe un coro pieno di giubilo su verso il cielo. Per
questo piccolo pezzo di carne
passerà tutto : affanno e gioia. Se poi morrà nel rantolo e nel dolore ce n’è altri dodici in questa sala .
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Saal der kreissenden Frauen Die ärmsten
Frauen von Berlin
"Pressen
Sie, Frau! Verstehn Sie, ja?
Aus elf
Betten mit Tränen und Blut
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G.
Benn spregia il progresso, borghese o proletario che sia, profondamente
pessimista s’inoltra per la via del realismo ad oltranza. Per lui la miseria e
l’abiezione umane non erano una conquista ma una materia a portata di mano su
cui esercitare il bulino dell’arte. Riprendeva l’ideale del baudelerismo.
Nel 1920, esaurite le occasioni del triviale, del “sublime d’en bas” (Flaubert),
Benn sfruttò le altre possibilità della sua arte sicura, preziosa,
quintessenziata, sulla linea dell’esotismo, che nasce dal rifiuto
dell’attualità circostante e dal desiderio di ciò ch’è remoto nello
spazio e nel tempo (un età primeva ma non classica).
Il mondo e la
storia, contro il provvidenzialismo e il progressismo, diventano un ammasso di
rovine, un enorme campionario di cose splendide e morte, un fluire puro, senza
meta e senza approdo, in virtù di una forma quintessenziata, vigore di ritmo e
rigore di rima a contenere una mole di neologismi e composti arditissimi, nomi
di luogo peregrini, termini medici e scientifici accostati in enumerazioni
caotiche (a rispecchiare incoerenze del reale) in un prevalere assoluto della
costruzione nominale. Ne risulta un grandioso effetto di staticità
intensificato dal predominio del sostantivo astratto, con predilezione usato
senza l’articolo determinato. Indeterminatezza, dunque, e trionfo della parola
nella sua purezza. Nessun contrasto maggiore con la tendenziosità verbosità
documentarietà di tanta letteratura “quarantottesca” anche di questo
Novecento, da Benn rifiutato con così aristocratico disprezzo.
Frammenti,
espettorazioni dell’anima,
coagulazioni sanguinee del secolo ventesimo -
cicatrici - circolazione turbata della creazione
primeva,
le religioni storiche di cinque secoli una rovina,
la scienza : fenditure nel Partenone,
Planck con la teoria dei quanti
ha confuso torbido il suo scolo
con Keplero e con Kierkegaard -
ma c’erano sere che si esalavano nei colori
di Dio padre, vaghi larghi ondeggianti,
incontestabili nel loro silenzio
di azzurro effuso,
colore d’introvertiti,
in cui ci si riuniva,
le mani appoggiate al ginocchio,
all’uso contadino, semplicemente,
e dediti al bever muto
intorno alle fisarmoniche dei garzoni -
...
Crisi espressive e attacchi d’erotismo :
questo è l’uomo di oggi,
l’interno un vuoto,
la continuità della persona
vien garantita dagli abiti
che, se di buona stoffa, posson durare diec’anni.
Il resto frammenti,
suoni a metà,
accenni di melodie dal vicinato,
spirituals negri
oppure Ave Maria.
Una parola, una frase: da cifrati
segni scoperta vita emerge, fulmineo senso:
ristà il sole, tacciono
le sfere, tutto in quella si raddensa.
Una parola: un bagliore un volo, un fuoco,
un vampo di stella cadente un brillio.
Poscia di nuovo sterminato buio
Nel vuoto spazio intorno al mondo, e all'io.
Le poesie e le prose di di Gottfried Benn (tra cui il notevole discorso “Probleme der Lyrik”, 1951) sono edite in vari volumi dal Limes Verlag di Wiesbaden (1956-61) Una scelta ha pubblicato, tradotta, Leone Traverso, Vallecchi, 1954. I saggi ha tradotto L .Zagari , con Introduzione di H.E.Holthusen, Garzanti,1963. Aprèslude, trad. di F.Masini, Torino , Einaudi, 1966. V. anche il saggio di Holthusen in Vittorio Santoli, Da Lessing a Brecht, Milano, Bompiani, 1968. I saggi con un Curriculum a cura di L. Zagari, in G. Benn, Lo smalto sul nulla, Adelphi, Milano, 1992.
Cfr. G.Lukacs, Breve storia della letteratura tedesca dal Settecento ad oggi, Torino, Einaudi, 1956.
[25.09.2002]