| Il Governo Pinochet inaugura il lungo e sanguinoso capitolo
della dittatura in Cile, che si protrae per ben 17 anni. Così viene
descritto nel "Corriere della Sera" del 3 ottobre del 1973: "Piuttosto
alti, con capelli folti striati di grigio, baffetti curati, un volto perennemente
serio, la bocca atteggiata ad un'espressione curiosamente timida, Pinochet
non era mai stato considerato un generale di vocazioni golpiste. Compassato,
quasi impalato come vuole la tradizione dell'esercito cileno, che è
stato formato dai tedeschi, ed ha adottato il loro passo dell'oca, molto
riservato, cattolico fervente, sposato con cinque figli, Pinochet aveva
anzi sotto Allende fama di lealista, pur con simpatie democristiane. In
Pinochet, personaggio scialbo, hanno certo combattuto a lungo l'abitudine
ad una disciplina che non chiede spiegazioni, e altre componenti della
sua psicologia: come l'integralismo religioso e l'avversione viscerale
per il disordine, lo spontaneismo, l'attentato ai sacri valori della proprietà.
Non ha promosso il golpe, è stato indotto a parteciparvi." Odiato
dalla sinistra e idolatrato dalla destra. I suoi ammiratori affermano che
salvò il Paese dagli artigli del comunismo e dalla depressione economica
ma, i suoi oppositori lo condannano per il sanguinoso golpe, le repressioni
e per aver dilaniato il tessuto economico e sociale del Paese. |
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